LE DIETE delle CAVERNE (?)

LE DIETE delle CAVERNE (?)

Non c’è dubbio, viviamo in una società “sintetica” dove lo sdegnoso sprezzo per tutto ciò che è lento (compresa l’esplorazione, il dubbio, la pura curiosità, la riflessione) travalica il recinto della ragione nel pascolo abusivo dell’alacre ricerca alla pecora smarrita, alla pecora nera, al capro espiatorio...
Crediamo proprio a tutto, anche chi studia a metà. Perché l’obiettivo sarebbe “fare presto” e non “fare bene”.


Dalla “DIETA DEL GUERRIERO” (dove lo scopo sarebbe quello di creare uno stile di vita che imiti quello dei nostri predecessori, primitivi e gladiatori) alla PALEODIET, chiamata anche dieta delle caverne (“Nomen omen”), la domanda è sempre la stessa: cosa ci sarà mai da imitare? La regressione burlesca dei nostri precedessori?
Si potrebbe ribattere, sulla scia di Darwin, con la ripetitiva procedura scientifica dei “geni” e dei “200.000 anni fa”: le “varianti” si accumulano nel tempo ecc. ecc. ecc.
Principi validissimi sul piano teorico ma che dovrebbero essere sicuramente integrati sul piano pratico.
Nelle precitate diete manca un tassello fondamentale dell’essere umano: l’EVOLUZIONISMO CULTURALE.
A meno che non siate un individuo sprovvisto di cultura e provvisto di rozzezza e volgarità - e tutto quello che è lontano dalla nostra realtà odierna.
I geni sono strutture vive e plasmabili dove s’innesta il potere della cultura, questo porta alla conseguenza che nessun individuo è uguale ad un altro. Soprattutto da un’epoca ad un'altra.
L’uomo del “mesozoico” (dalle diversificate abilità fisiche e creative) e l’uomo del XXI secolo (quello che legge il suo giornale, ascolta la radio, guarda la televisione, sta per ore davanti al pc) sul piano genetico sono praticamente identici. Ma io e mio nonno, sul piano culturale, siamo completamente differenti.
Il potente impatto sui nostri neuro-trasmettitori (serotonina, dopamina, adrenalina e noradrenalina...praticamente in tutta la nostra chimica cerebrale!) è di gran lunga superiore a quello subito dall’uomo primitivo nelle sue azioni semplici, pratiche, “naturali”.
Non prendere in carico (anche) questo aspetto nell’articolazione di un regime alimentare “personalizzato” potrebbe contribuire a ciò che le statistiche da anni ci suggeriscono, ossia alla “silente epidemia globale dell’obesità e sovrappeso” (globesity).

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